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Territorio, Macrì: "Milano capitale della 'ndrangheta"

13 Luglio 2010

Macrì: "Milano capitale della 'ndrangheta"

Territorio "È finita l'era dell'ipocrisia e degli inganni. Da oggi in poi nessuno potrà permettersi di dire che non esiste la 'ndrangheta in Lombardia. E chi l'ha detto dovrebbe trarre le conseguenze delle sciocchezze affermate". Non ha dubbi Enzo Macrì, procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia e profondo conoscitore della criminalità calabrese per averla indagata per anni ed anni quando lavorava a Reggio Calabria.

Lui lo aveva detto in tempi non sospetti, anni fa, ribadendolo poi a più riprese, che "Milano è la capitale della 'ndrangheta". E il maxi blitz che ha portato all'arresto di oltre 330 persone tra la Calabria e la Lombardia in seguito a inchieste delle Dda di Milano e Reggio Calabria, non fa che confermare le sue parole. "Lo dico da un bel pò - dice Macrì - e ormai siano quasi alle nozze d'argento. L'ho detto anche due anni fa. Allora ci sono state reazioni di incredulità e vari rappresentanti istituzionali hanno negato questa circostanza. Ma oggi nessuno sarà più in grado di negare questa realtà drammatica con la quale bisogna fare i conti d'ora in poi in maniera molto seria".

"La realtà - spiega - è che c'è la Lombardia, la regione cioè più ricca del Paese, con una fortissima presenza organizzata della 'ndrangheta. Questa operazione ha consentito di fare chiarezza su questo, ha individuato le caratteristiche della struttura, dell'organizzazione. Ora bisogna continuare sulla strada della Dda di Milano che è l'unica che ha dimostrato di credere alla presenza della mafia in Lombardia e ha lavorato molto e molto bene su questo e non da ora. Chi non voleva vedere, adesso, non può più". Macrì non sembra sorpreso neanche dell'organizzazione verticistica che si sono date le 'ndrine.

Anzi. A suo avviso, la struttura gerarchica non è di adesso. Solo che, spiega, "si è accentuata". Ed il perchè, Macrì lo riconduce proprio agli interessi lontani dalla Calabria delle principali cosche del reggino. La 'ndrangheta, insomma, ha serrato le fila, "soprattutto per bloccare ogni tentazione federalista. Ha reagito - spiega il magistrato - irrigidendo il rapporto gerarchico". "Non ci sono - prosegue Macrì - vere e proprie strutture nuove. In fondo l'esistenza dei mandamenti, della provincia, era già nota così come era nota l'esistenza delle camere di compensazione. Adesso, però, questa struttura è stata irrigidita proprio per evitare problemi di tipo scissionista ed ogni tentazione centrifuga da parte di chi sta fuori". L'obiettivo, naturalmente, era mantenere il controllo nei vertici delle cosche della provincia di Reggio, "da sempre leader della 'ndrangheta. Le cosche delle altre province - spiega Macrì - sono presenze importanti, ma mai con funzioni elevate".



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